Mestieri abitudini e segreti del tempo antico

Niceforo Foca
Si dice che la costruzione della prima cinta muraria della città sia dovuta proprio grazie alla sua volontà intorno all’anno 1000. Il generale Niceforo Foca fu uno dei più grandi condottieri bizantini dei quali ne diventò successivamente l’imperatore. Sotto la sua guida i bizantini passarono all’offensiva sbarazzandosi dei musulmani, tradizionali nemici, conquistando il dominio del Mediterraneo proprio a cavallo dell’anno 1000. A difesa dei territori occupati Niceforo fece erigere numerose fortezze, fra queste si vuole anche Cariati.
Navi da guerra musulmane
SHABBAK (sciabecco) il nome di questa barca in arabo significa rete. Una volta erano delle barche usate per la pesca che venivano adibite all’occorrenza anche per scopi militari. Oggi nel dialetto cariatese indica un tipo di pesca che viene praticata con una rete specifica.
Trasporti e corrieri
Il servizio postale ereditato dai romani e dai bizantini continuava a funzionare bene. Le spese del servizio erano a carico dell’amministrazione anche per permettere ai funzionari del Regno di viaggiare comodamente da e per gli uffici statali. Il territorio del Regno era disseminato da ” Mansiones” cioè stazione. Ogni Mansio era fornita di numerosi cavalli e diversi muli oltre che a carri per trasporto persone I funzionari erano dotati di un permesso fornitogli dal cancelliere; i privati contribuivano alle spese. Anche in questo si hanno notizie di abusi. Una distanza Sibari – Cariati veniva coperta in 24 ore, mentre da Napoli si impiegavano cinque giorni.
Mestiere Pescivendolo
Nel Medioevo vi era la corporazione dei pescivendoli che erano gli unici preposti allo smercio del pesce. Nei borghi come nelle città la merce dal 1° Ottobre al 1° Giugno potevano restare in vendita per due giorni, per la restante parte dell’anno solo 24 ore. L’esposizione andava fatta in luogo aperto su pietra liscia o marmo in bella vista per controllarne la freschezza. Era contro la legge tenere il prodotto in una cesta o sotto il banco. Il pesce invenduto non poteva essere gettato per le strade e le norme contro i trasgressori erano severe.
Città pulite
Ogni borgo aveva una squadra di pulizie composte da un numero di persone proporzionate al numero degli abitanti. Ogni quartiere proponeva i propri ” operatori ecologici “in possesso di un carro. Il Mastrogiurato controllava il servizio che veniva remunerato con circa 5 lire l’anno. Nelle città ogni cittadino puliva lo spazio antistante la propria abitazione facendo un mucchio che poi veniva smaltito dalla squadra esterna.
Il mercato
In città si teneva una volta a settimana, nei piccoli centri una volta al mese Dal contado e dai centri vicini arrivava merce di ogni tipo. Il luogo adibito a mercato era controllato dal Mastrogiurato che ne teneva la manutenzione, l’ordine pubblico e soprattutto la riscossione dei tributi dei mercanti. Ogni ambulante aveva il suo ” grido”, il suo suono, le sue parole per reclamizzare il suo prodotto. Tanti erano i prodotti da comprare: candele, cera, utensili, stoffe, vasellame, scarpe, pelli ed ancora pesce, formaggio, burro, uova fresche, fave, erbe aromatiche, castagne. La regina del mercato era la Trecca Questi era una donna che vendeva piccola selvaggina e piccioni per l’allevamento domestico Una presenza abituale nel mercato era quella dei Barattieri che avevano la licenza del Gioco d’azzardo.Numerosi sprovveduti rischiavano di essere “spennati”.
L’importanza del formaggio
Presente sulla tavola sia dei ricchi che dei poveri era alternativo alla carne soprattutto per i meno abbienti. Il pecorino ed il caciocavallo erano i più famosi i quali venivano venduti nei mercati di città o addirittura esportati In tempo di guerra sul formaggio che veniva venduto in piazza era dovuto un dazio; il ricavato serviva al mantenimento delle milizie. Largo uso si faceva pure di ricotta stagionata. Le tecniche di lavorazione del formaggio non differivano da quelle attuali rimaste sostanzialmente molto simile a quelle di allora. Il latte oltre ad essere materia prima per i formaggi veniva usato come medicinale Quello di capra era ritenuto adatto alla dieta del neonato e dei malati in genere, mentre il latte di cavalla era consigliato per le malattie delle vie respiratorie.
Il mercatino
Ricco di prodotti dell’artigianato e della gastronomia locale sarà contornato da personaggi come saltimbanchi e giocolieri ed altre figure medievali. I mercanti in costume cinquecentesco renderanno più autentica l’atmosfera. Il mercatino si terrà nel borgo medievale e si potranno acquistare ceste, sculture, coperte, vasi, ferro battuto, contenitori in legno, salami, formaggi, spezie e tante altre cose. Si può comprare tutto rigorosamente con le monete dell’epoca; il ducato ed il Tari
Corsa dei saraceni
Partendo dalle diverse piazze della Marina di Cariati le cinque squadre, composta ognuna da 10 saraceni, trainando un ariete dovranno percorrere le stesse strade calpestate dagli islamici il giorno dell’assalto alla città. Arrivati al borgo alto dovranno sfondare la porta sud appositamente ricostruita Le cinque squadre rappresentano i più noti rioni cariatesi quali Carrera, Travaglia, Valle, S.Croce, e rione Grotte.
Cena Medievale
Nel borgo medievale, interamente imbandierato, sfilerà il corteo storico scandito dai tamburi del gruppo di sbandieratori. Al corteo partecipano tutti i nobili del tempo come il Principe, ilGovernatore, il Mastrogiurato, il Mstrogiustiziere, il Mstrodatti, il Vescovo ed altri nobili insieme a popolani e militari. Il corteo si chiuderà in piazza Municipio dove sarà dato il via alla Cena Medievale. Durante il banchetto si potranno degustare pietanze tipiche cariatesi che hanno affinità con quelle medievali. La serata sarà allietata da musiche del tempo e movimentata da Mangiafuoco, trampolieri e saltimbanchi.
Giostra dei saraceni
Uno dei momenti più alti della Settimana saracena. È una dimostrazione di destrezza: il cavaliere deve essere capace, restando sull’arcione, di colpire con estrema precisione, un bersaglio con la lancia. I cavalieri che partecipano alla Giostra sono cinque ed i loro nomi sono legati alle famiglie più nobili di Cariati del Cinquecento come i Cristalli, i Guido, i Di Girolamo, gli Aloisio, gli Sprovieri Le cinque famiglie sono abbinate ad altrettanti rioni cariatesi.
Regata Storica dei Gozzi
Con tale manifestazione si vuole rievocare lo sbarco dei musulmani avvenuto nell’estate del 1540. Nel pomeriggio di un giorno imprecisato circa 140 navi saracene raggiunsero il lido di Cariati al comando del corsaro algerino Khai-ad-din detto Barbarossa. Altre volte la nostra città è stata saccheggiata da altri corsari come Cicala Scipione di origine europea, ma quella di Khai-ad-din fu memorabile perché la rase al suolo. La Regata Storica si voga nello specchio d’acqua antistante il lungomare di Cariati per un percorso di 1 Km. Per la gara vengono utilizzati dei Gozzi, costruiti dai nostri maestri d’ascia, della misura di 28-30 palmi a quattro remi. Le famiglie cariatesi che partecipano sono: i Russo, gli Aiello, gli Alterino, i Zolli, i Gentile, i Santoro, i Montesanto. Prendono parte alla regata altresì i Comuni di Corigliano, Rossano Crosia, Crucoli. La Regata edizione 2000 è stata vinta dall’imbarcazione della famiglia Gentile detti Panazza.
Assalto al borgo
Atto finale della manifestazione è sicuramente il più suggestivo. Sarà allestito un vero e proprio campo di battaglia con tende e fuochi per la notte e dopo quasi 36 ore di assedio vi sarà l’assalto al borgo All’azione prenderanno parte oltre centoventi persone che con funi, scale, archibugi, catapulte e artiglieria del tempo rendono verace la presa di cariati. Durante la battaglia ci saranno dei dialoghi tra attori che rappresentano i personaggi chiave che scandiscono i vari momenti dell’assalto. A fine battaglia saranno inscenati degli effetti speciali che daranno l’idea dell’incendio di Cariati.
Mostra degli Antichi mestieri
La calda atmosfera e le luci dei vespri cariatesi faranno da cornice agli antichi mestieri che esaltavano, ed esaltano ancora, la creatività degli artigiani che oggi tanta modernità ha in parte cancellato. All’interno delle piccole piazze, di questo grande salotto del borgo antico, si possono Ammirare all’opera: maniscalchi, impagliatrici, maestri caseari, orciolai, fregiolai, vasai, cardatrici e tanti altri mestieri che del medioevo erano la linfa. Il territorio di CARIATI conobbe anche l’occupazione romana dove sono emersi resti notevoli di un abitato romano e dove qualche studioso ha ubicato la STATIO di PATERNUM, grazie alla sua felice posizione strategica lungo la fascia costiera Jonica nonché l’apprestamento difensivo di cui l’avevano munita i bizantini, CARIATI rappresentava nella prima metà dell’XI secolo, all’epoca della conquista normanna dell’ITALIA meridionale, una delle principali roccaforti del dominio bizantino in Calabria. Fu per questo motivo che nel 1059 ROBERTO IL GUISCARDO la cinse d’assedio e l’espugnò dopo lunga e tenace resistenza da parte dei cariatesi. Divenuta contea in epoca Normanna (XI sec.) e successivamente Principato (1565), CARIATI fu soggetta a Signorie. Vi si alternarono i RUFFO, i RIARIO, i SANSEVERINO, i COPPOLA, i BORGIA e in ultimo (1505) gli SPINELLI, Principi di CARIATI che tennero fino all’eversione della feudalità (1806). Nel 1437 sotto la signoria dei RUFFO fu elevata a sede vescovile. Fra i vescovi più importanti ricordiamo FRANCESCO GONZAGA (1636-1657) che promosse la costruzione del seminario del palazzo vescovile. Nel 1544 il corsaro KAIREDDIM BARBAROSSA la distrusse quasi completamente e ne fece prigioniera gran parte della popolazione, compreso il vescovo GIOVANNI CARNUTO. Nel seicento la città si riprese dalle devastazioni turchesche e vide rinnovarsi quasi tutto il tessuto urbano. Tra il 1806 e il 1815, nel cosiddetto “decennio Francese”, CARIATI conobbe le conseguenze negative del brigantaggio, essendo stata scelta come quartier generale delle sue imprese banditesche da RE COREMME, uno dei peggiori briganti dell’epoca. Nel 1876, con il completamento del tronco ferroviario TARANTO- REGGIO CALABRIA, si spezzò finalmente il suo secolare isolamento e la comunità locale si avvantaggiò di facili collegamenti con NAPOLI, ROMA ed il resto d’ITALIA. In questi ultimi anni CARIATI è andata sempre più caratterizzandosi e attrezzandosi come centro turistico balneare. Attualmente dispone di una buona infrastruttura turistica: un porto con caratteristiche adeguate ad un turismo nautico e l’approdo di battelli da diporto, utilizzato anche come rifugio per le barche dei numerosi pescatori locali
CRONACA DELL’INVASIONE
La torre a mare nella zona di fiume Nikà è come sempre presidiata da una guarnigione che sorveglia giorno e notte, così da avvertire per tempo in caso di pericolo musulmano. Il comando di questo manipolo di uomini è affidato al Caporale torriere Michele De Mendoza. L’operosa gente di Cariati, mai tranquilla, lavora per l’ennesima ripresa della normalità aiutata dall’esenzione fiscale decretata dal Vice Ré del Regno di Napoli Conte d’Olivares; esenzione ottenuta dopo varie ambascerie a Napoli da parte di Scipione Spinelli Signore di Cariati. Ma in un caldo pomeriggio d’estate alcuni pescatori a bordo dei loro piccoli pescherecci, che timidamente si erano affacciati nel mare aperto, dovettero in tutta fretta lasciare i loro gozzi a riva e rifugiarsi proprio nella Torre a mare di fiume Nikà. Dietro di loro le galere Turche. Il Caporale torriere De Mendoza invia subito un cavallaio con il dispaccio al Governatore Giambattista Teutonico che ordina immediatamente di suonare le campane della chiesa madre. Ai primi rintocchi uno spavento si impadronisce della inerme popolazione cariatese che in questo momento si trova fuori dalle mura. I poveri contadini abbandonano le loro capanne in campagna, i loro orti, le greggi, le mandrie. Portano con sé qualche piccolo animale e qualche provvista e poi di corsa, senza voltarsi, cercano riparo nel borgo turrito. È trascorso un bel pezzo dal suono delle campane; tutti gli abitanti sono all’interno delle mura e con gli occhi al cielo a pregare, affinché questa minaccia si allontani da loro, perché se così non fosse sanno che non avranno scampo.
Anche la guarnigione della torre è rientrata accompagnando gli ultimi quattro marinai che provenivano da Nord venuti nel nostro mare a cercare miglior fortuna, ma costretti a rifugiarsi con le loro barche sulla spiaggia di Cariati. È quasi sera e sul litorale di Cariati si contano 140 galere turche, che solo a vederle i cariatesi preferirebbero essere già morti; ma non si può abbandonare la città, la casa, la terra. La milizia, agli ordini del governatore Teutonico, prende posizione sui territori in vista al mare. Gli uomini più coraggiosi danno una mano, si organizzano. Vecchi, donne e bambini si rifugiano nella cattedrale, dove insieme al vescovo Mons. Carnuto ed i Frati Minori, venuti dal convento fuori porta, si raccolgono in preghiera per allontanare la minaccia. Intanto i turchi sono ormai sotto le mura. Il capo, il famoso corsaro Kereddim Barbarossa sul suo cavallo nero prende posto, insieme ai suoi luogotenenti, sul colle al sud delle mura del palazzo del Principe. Da quel punto si domina il campo di battaglia, tenendo sotto osservazione quattro torroni e il ponte levatoio. Nel palazzo del Principe, dopo un breve consulto, il Governatore decide di collocare le milizie sulle mura che vanno dal torrione dell’Annunziata – ponte levatoio, al palazzo Spinelli. I volontari prendono posizione sul torrione Valle, Bastione Spinelli e torrione Travaglia. La città è assediata da più di mille pirati carichi di spietato eroismo, decisi ad ogni costo a conquistare nuovi spazi, nuovi tesori e nuovi schiavi da portare in Turchia. I nemici piazzano una bombarda di fronte alle mura che guardano il mare. Si accendono dei fuochi nelle vicinanze che serviranno poi ad accendere pietre da lanciare. Gli infedeli sono assiepati impazienti lungo la cinta muraria ed aspettano il comando, un cenno, un segnale per dare sfogo al loro odio. In un attimo di grande paura nella cattedrale il Priore, interrompendo il raccoglimento dei fedeli, lancia le parole del vangelo secondo Matteo: “Quando vedrete l’abominio della desolazione, stare nel luogo Santo … gli astri cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte”. L’anticristo era venuto a punire il popolo cristiano dei suoi molti peccati. Alle 20.00 arriva sul campo il furiere del Califfo e subito l’ondata musulmana si abbatte su cariati: ha inizio l’assalto. Al grido di Allah i barbari della prima fila con alte le scimittare correvano per avere l’onore ad irrompere per primi su un nemico che consideravano già vinto. Ai cariatesi il numero dei nemici appare strabocchevole e le scimitarre troppo fitte, un altro gruppo porta scale e funi per poter scalare le mura, mentre la seconda fila con la bombarda semina scompiglio sulle mura e all’interno del borgo. Intanto si prestano le cure ai primi feriti. Fra tutti si distingue Laura: una giovane donna piena di coraggio, che aiuta i feriti ad allontanarsi dal punto caldo della battaglia. I nostri respingono diversi attacchi. L’espugnazione di Cariati non sembra agevole e molti islamici sono fuori combattimento. Dopo una pausa Barbarossa cambia strategia, spostando l’attacco a nord-ovest dove la cinta è più sottile, più debole e quindi più facile da penetrare. È quasi l’alba e l’ombra della mezzaluna aleggia su Cariati Dopo una serie di colpi di bombarda la parete cede per un’ampiezza di 40 braccia. Ora il quadro è diverso, bisogna difendersi su due punti. Niente e nessuno sembra più in grado di arrestare la marea montante degli infedeli. I cariatesi, stremati, cedono e si danno alla fuga, così i giannizzeri del Barbarossa entrano in Cariati mettendo a morte a fil di spada chiunque opponesse resistenza. La città è saccheggiata e messa a fuoco. I superstiti si rimettono alla misericordia del vincitore, ma il tentativo è vano. I pirati portano con sé il Vescovo Mons. Carnuto e una donna giovane e bella: Laura..
Il ruolo di Niceforo II Foca
Nel X secolo, durante la riconquista bizantina dell’Italia meridionale, Cariati assunse un ruolo strategico fondamentale sotto l’impero di Niceforo II Foca. In quegli anni, l’imperatore rafforzò il sistema difensivo della Calabria orientale per consolidare il controllo bizantino sulle coste ioniche e contrastare le minacce provenienti dal mare e dall’entroterra. Cariati venne inserita in questa rete come cittadella fortificata, un kastron destinato alla difesa militare e al presidio del territorio. La sua posizione elevata e dominante la rese un punto di osservazione e di resistenza essenziale, collegato ai principali centri bizantini della regione, in particolare Rossano. L’opera di fortificazione avviata in questo periodo segnò in modo duraturo l’identità urbana di Cariati, ponendo le basi delle strutture difensive che, nei secoli successivi, avrebbero protetto la città e ne avrebbero definito il profilo storico.
Cariati sentinella dello Jonio
La posizione di Cariati ha rappresentato, fin dalle origini, uno dei principali fattori della sua importanza storica. Sorge su un colle che domina il litorale ionico, in un punto da cui lo sguardo può abbracciare ampi tratti di costa e controllare le vie di accesso dall’entroterra. Questa collocazione consentiva un’efficace sorveglianza marittima e terrestre, rendendo il centro un presidio naturale contro incursioni e invasioni. Inserita lungo le rotte che collegavano il mare alle aree interne della Calabria, Cariati svolse nei secoli una funzione di controllo territoriale e militare di primaria rilevanza. La sua posizione elevata e difendibile ne fece una fortezza naturale, scelta e rafforzata dalle potenze che si succedettero nel dominio della regione, dai Bizantini ai Normanni, fino all’età aragonese, consolidando il ruolo di Cariati come punto chiave dello Ionio calabrese.